L’emergenza del Mar Mediterraneo: l’isola di plastica

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L’emergenza del Mar Mediterraneo: l’isola di plastica

Tempo di lettura: 3 minuti

In occasione della Giornata mondiale del Mar Mediterraneo, è importante cercare di capire qual è l’attuale situazione e come fare per risolverla al più presto.

Per agire prontamente contro l’inquinamento del mare nostrum, noi portiamo avanti Energy4Blue. Il nostro piano di azione, nato in collaborazione con Legambiente, si articola in tre attività principali e mira al conseguimento di importanti obiettivi per salvaguardare concretamente i mari:

  • Spiagge e fondali puliti: per ripulire le zone costiere italiane dai rifiuti;
  • Tartalove: per proteggere i nidi delle tartarughe e offrire assistenza agli esemplari feriti o in condizioni di necessità;
  • Progetti sperimentali: sviluppiamo strumenti innovativi per la salvaguardia del mare.

 

Mar Mediterraneo

Per la sua facilità di navigazione, per le sue acque particolarmente tranquille, per le temperature miti e piuttosto stabili e, quindi, per la sua abbondante pescosità, il Mar Mediterraneo è stato da sempre un crocevia di culture differenti.
Traccia della sua storia è presente sin nel nome di origine latina: Mediterraneo si compone infatti di medius e terra e allude al suo essere cinto quasi interamente dalle zone costiere. È anche stato teatro di leggende indelebili, e il fascino della storia millenaria del Mediterraneo ha ispirato poemi, canzoni e opere d’arte passate e odierne.
Tuttavia il Mediterraneo ha anche un altro primato: è il mare più inquinato al mondo. La sua stessa conformazione, più simile a un lago che a un mare aperto, non garantisce un sufficiente riciclo d’acqua, con il risultato di costituire la più vasta area di accumulo di plastiche nei mari.

Inquinamento del Mar Mediterraneo

Volendo fare un confronto con gli oceani, considerando la dimensione della superficie dell’acqua e la presenza di plastiche e microplastiche, emerge dunque che nel nostro mare si trova ben il 5-10% delle microplastiche presenti su scala globale.
Un primato tristissimo che prima di tutto si riflette sulle nostre tavole perché i pesci pescati nel Mediterraneo presentano chiari segni di intossicazione da microplastica. I frammenti di plastica ingeriti dai pesci e dai molluschi non vengono espulsi, ma restano in circolo nei loro tessuti e possono causare alterazioni genetiche, infiammazioni e morte. Analizzando in laboratorio un campione di pescato, il 20% dei pesci ha riportato tracce di microplastiche nei tessuti.

Isola di plastica nel Mediterraneo

Benché piccolo e non caratterizzato da grosse correnti, anche il Mediterraneo ha la sua isola di plastica. È stata scoperta di recente: si forma ciclicamente fra l’isola d’Elba e la Corsica e si estende per chilometri. In questa zona, infatti, la particolare disposizione dei fondali e le correnti consentono l’accumulo di una quantità spropositata di plastica, con grave rischio per l’intero ecosistema.

Riscaldamento del Mar Mediterraneo

L’aumento delle temperature causate dall’effetto serra è un altro fattore che altera gli equilibri degli ecosistemi marini. Il Mar Mediterraneo ha temperature via via crescenti e in appena trent’anni c’è stato un aumento di ben 1,4°. Ciò è dovuto anche a causa della sua conformazione chiusa, dove l’unico riciclo d’acqua è garantito dallo stretto di Gibilterra.
Il surriscaldamento globale inoltre, sciogliendo i ghiacciai, causa anche l’innalzamento del livello del mare. E se per tradizione le civiltà del Mediterraneo hanno preferito edificare le principali città lungo le coste, senza un immediato cambio di rotta a livello di immissioni di CO2, le pianure costiere presto presenteranno una nuova morfologia e dovranno prendere tempestive misure di prevenzione.

Mar Mediterraneo inquinato: strategie d’azione

È necessario agire su più fronti perché la situazione è sempre più grave. La complessità e l’intrico di fattori che causano l’inquinamento del Mar Mediterraneo va affrontato opponendo un altrettanto complesso ventaglio di soluzioni.
Per risolvere il problema delle plastiche nel mare innanzitutto bisogna ridurne il consumo e impedire che i rifiuti finiscano in mare trasportati dai fiumi. Paradossalmente molto dell’accumulo di tonnellate di plastica nel mare è dovuto all’abbandono dei rifiuti in spiaggia. Alcuni progetti sperimentali, inoltre, studiano sistemi di filtraggio applicati ai fiumi, mentre un altro importante fronte di azione consiste nel ripulire le coste e nel diffondere un turismo sostenibile.
Sarebbe, infine, auspicabile la nascita di progetti di raccolta diretta al fine di riportare a terra le tonnellate di plastica da smaltire correttamente. In tal senso è emblematico il caso di Haaziq Kazi, un ragazzo di 12 anni che ha progettato Ervis, una nave capace di recuperare tonnellate di rifiuti in un solo viaggio. Alcuni progetti sperimentali stanno valutando la fattibilità di realizzazione di quello che oggi è solo un disegno molto dettagliato.

Numerose aziende si stanno impegnando in raccolte fondi e finanziamenti diretti a sostegno di questi progetti sperimentali. Noi abbiamo deciso di dedicare la offerta E.ON LuceBlu alla salvaguardia del mare, perché ci preme essere pionieri del cambiamento e parte attiva nella tutela e nella pulizia del nostro patrimonio marino.



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