Giornata mondiale degli Oceani 2019, cosa si può ancora fare

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Giornata mondiale degli Oceani 2019, cosa si può ancora fare

Tempo di lettura: 4 minuti

 

L’8 giugno si festeggia la Giornata mondiale degli oceani. A proporne la nascita è stato il governo canadese nel 1992, al Summit della Terra tenutosi quell’anno a Rio de Janeiro, e dal 2008 la ricorrenza è riconosciuta anche dalle Nazioni Unite (Onu). L’obiettivo della Giornata è ricordarci di quanto siano preziosi e indispensabili gli oceani, ma anche quanto sia fondamentale preservarne la salute, facendo retromarcia su alcuni comportamenti che altrimenti ci porterebbero a un punto di non ritorno.

Ogni anno viene posto l’accento su un tema di riflessione diverso i cui sviluppi sono condivisi attraverso l’hashtag #WorldOceansDay. Quest’anno il focus è stato Gender and Oceans ovvero l’importanza della parità di genere nella conservazione degli Oceani e la celebrazione di donne da tutte le parti del mondo che si sono distinte per il loro impegno nella tutela dell’ambiente marino. A rappresentare l’Italia quest’anno c’erano Anne De Carbuccia, Francesca Santoro, Mariasole Bianco: tre donne con tre storie professionale diverse ma unite dalla grande passione per il mare e dalla voglia di restituire alle generazioni future un oceano più sano. L’undicesima Giornata mondiale degli Oceani, dunque, valorizzerà i contributi ambientalisti delle donne.

Inquinamento negli oceani

La causa principale dell’inquinamento negli oceani è l’enorme quantitativo di plastiche e microplastiche che ogni anno si riversa e si accumula lungo le coste ma anche nelle zone interessate dalle correnti marine: in questi punti si accumulano quantità di plastiche così grandi da coprire la superficie di intere nazioni, si parla infatti di vere e proprie isole di plastica galleggianti.
Gli scienziati hanno individuato i sei punti più grandi sul globo terrestre in cui hanno luogo queste formazioni:

  • Grande Pacifico;
  • Sud Pacifico;
  • Nord Atlantico;
  • Sud Atlantico;
  • Oceano Indiano;
  • Mar Artico.

Tutti i punti nevralgici delle correnti marine hanno la loro isola di plastica. La più grande è quella nel Nord Pacifico ed è conosciuta anche con il nome di “Pacific Trash Vortex“. Una vera e propria isola di plastica, le cui dimensioni variano a seconda del respiro delle correnti: nei momenti di massimo accumulo arriva addirittura a misurare fino a 10 milioni di km2.
Non si ha idea dinanzi a tale numero di quale sia la dimensione effettiva di 10 milioni di km2: stiamo parlando di un’area che corrisponde all’intera superficie del Canada.

Cause dell’inquinamento dei mari e degli oceani

Il principale fattore di inquinamento degli oceani è attribuibile alla cattiva gestione dei rifiuti. Infatti, le plastiche si riversano in mare trascinate a valle dai fiumi. All’attività indiretta dei fiumi, si aggiunge anche l’attività diretta di abbandono di rifiuti sulle spiagge.
Può sembrare paradossale ma anni di cattive abitudini, di incuranza e di sprechi hanno condotto a una situazione non più sostenibile. Per fortuna, sempre più Paesi stanno correndo ai ripari vietando l’utilizzo delle plastiche monouso e delle microplastiche: la direttiva Europea che vieta l’uso delle plastiche monouso va esattamente in questa direzione. Ma non è ancora abbastanza.
Bisogna passare quanto prima alla raccolta delle plastiche nei mari e procedere al loro corretto smaltimento. Le numerose iniziative di pulizia degli oceani nelle zone costiere, organizzate da imprese e da associazioni ambientaliste, sono un limpido esempio di cittadinanza attiva che vanno supportate e incentivate.
In Italia ricordiamo il nostro progetto Energy4Blue di E.ON in collaborazione con Legambiente, inaugurato concretamente con Spiagge e fondali puliti il 25 maggio. Coniugare l’obiettivo di essere un’azienda che fa business con quello di essere un’azienda attenta all’ambiente e sostenibile è possibile, e ne siamo profondamente convinti.

Conseguenze dell’inquinamento degli oceani

Gli oceani inquinati dalla plastica hanno ripercussioni importanti su tutto l’ecosistema terrestre e non solo su quello marino. Cerchiamo di ricostruire il complicato groviglio di squilibri che si ripercuote sulla salute umana. E cominciamo dal primo fattore cruciale: le plastiche comuni non sono biodegradabili in alcun modo. Sono nate apposta per non esserlo.
Solo le plastiche esplicitamente biodegradabili lo sono, ma per tutte le altre si parla solo di un lentissimo logoramento: solo col tempo e l’usura le plastiche si sfarinano creando microplastiche, non visibili all’occhio umano ma comunque dannose, specialmente per l’alimentazione.
L’errore che spesso si commette è pensare che la natura faccia il suo corso, che possa assorbire e biodegradare il contenitore abbandonato sulla spiaggia vent’anni fa ma, in realtà, questo è ‘scomparso’ perché si è disintegrato sotto l’effetto dell’azione incessante delle correnti. Le microplastiche rilasciate durante questo processo però, molto probabilmente, sono state ingerite dal tonno finito in latta nella nostra dispensa!
Assecondando questo ciclo alimentare, senza riuscire ad averne percezione, anche noi ingeriamo microplastiche che si accumulano nei nostri tessuti, causando danni rilevanti. Correre ai ripari con una dieta priva di pesce? Non è la risposta, e sarebbe completamente inutile perché studi recenti attestano la presenza di microplastiche anche nell’aria. L’unica via davvero percorribile è il cercare di fare un limitato, se non nullo, utilizzo delle plastiche monouso e, soprattutto, evitare di disperderle nell’ambiente differenziando la raccolta dei rifiuti.

Cosa fare per ridurre l’inquinamento dei mari e degli oceani?

Noi di E.ON, che abbiamo fatto dell’ #odiamoglisprechi la nostra mission, rinunceremo all’uso di plastiche monouso, inoltre ci impegniamo fin da subito con Legambiente in progetti di pulizia degli oceani e delle spiagge dalle plastiche.
Partire dalle piccole abitudini quotidiane e sensibilizzare quante più persone possibili può fare davvero la differenza, e noi vogliamo essere pionieri del cambiamento.
Organizza anche tu eventi, segui e partecipa alle nostre iniziative per celebrare insieme la Giornata mondiale degli Oceani. Insieme, potremo fare davvero la differenza!



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